GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • CONTATTI

Archivio

  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025
  • Novembre 2025
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Luglio 2022
  • Maggio 2022
  • Gennaio 2022
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2020
  • Novembre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Novembre 2018
  • Ottobre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Gennaio 2018
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Dicembre 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2014
  • Luglio 2014
  • Aprile 2014
  • Ottobre 2013
  • Gennaio 2013
  • Novembre 2011
  • Ottobre 2011
  • Luglio 2011
  • Luglio 2009
  • Dicembre 2003

Categorie

  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • CONTATTI
786 Likes
679 Followers
CONTATTI
GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • CONTATTI
  • Sinestesie

Lacrimosa: ai piedi della Croce

  • Gennaio 11, 2026
  • Olga Chieffi
Total
0
Shares
0
0
0

Emoziona al teatro delle Arti la coreografia di Diego Watzke, sulle ultime note composte da Wolfgang Amadeus Mozart della Messa da Requiem, creata per i corsi superiori delle allieve di Pina Testa. Un’interpretazione originale per quest’opera così enigmatica, nella quale è la solitudine dell’uomo nel momento della morte, che si materializza in tutte le sue più complesse manifestazioni, sino alla sublimazione

“Benedetto XVI raccontò una volta che all’ascoltare Mozart gli sembrava che “il cielo quasi si aprisse e si sperimentasse molto profondamente la presenza del Signore”. Questo il finale che Diego Watzke ha pensato per le allieve dei corsi superiori del Professional Ballet di Pina Testa, impegnate nel gala natalizio, su di una partitura da sempre enigmatica la messa da Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart. Il Requiem è l’ultima pietra dell’immenso edificio dell’opera mozartiana: elevato, maturo, compiuto nella sua incompiutezza, sorretto dalla sicurezza di esperienze direttamente vissute, che pur rispettando tutte le esigenze liturgiche, trascende ogni limitazione dogmatica per esprimersi quale personale atto di fede alla soglia della morte. Mozart attua qui la fiducia nel credo massonico, comunicandoci la sicurezza della redenzione, attraverso l’amore inestinguibile per un mondo migliore. L’esegesi puritana di sfrondare i sedimenti estranei e riportare in vita soltanto il verbo mozartiano, si rivela presto trovata do stampo sofistico, sensibile alla suggestione evocativa, dal momento che già dal Kyrie, l’originale nudo e crudo è incompiuto e ineseguibile. Il requiem, trattato sulla morte concepito in articulo mortis dal più psicologico e sensibile dei compositori, ci giunge oggi come una pagina arcaica e insieme, fuori dal tempo. Mozart guarda indietro, certo ad Handel, a Johann Michael Haydn, ma allo stesso momento il suo sguardo è rivolto in avanti, dentro di sé e dentro la propria morte. E’ asciutto, tagliente, sintetico, primitivo, come un frammento di Saffo e ci si accorge che lo stesso Requiem, di fatto, non è che un frammento. Il brano iniziale introduce, nella sua profonda drammaticità, un clima di cupezza e introspezione, senz’altro alimentato dall’uso della tonalità d’impianto di re minore, che nel lessico mozartiano reca sempre con sé un orizzonte ombroso. Diego Watke ha fatto danzare le ragazze sull’ ultimo numero della Sequenza, il “Lacrimosa”,  il brano di cui Mozart compose solo le prime otto battute: quanto basta, a ogni modo, per conferirgli il suo carattere espressivo, il brano più struggente e conosciuto di tutto il Requiem, un brano troncato tragicamente che lascia una mole di interrogativi filologici e stilistici una pagina avvolta da un fascino particolare, inquietante, misterioso, devastante, nella sua capacità di stimolare la sensibilità dell’ascoltatore. La morte si materializza in tutte le sue più complesse manifestazioni: la serenità la turbolenza terrifica la mestizia dolente la solennità serafica. Diego Watzke, ha offerto all’occhio della platea la continua visione della Croce, facendo intendere la morte come indagata sia dall’esterno quanto dall’interno, sia con gli occhi di chi la sta per affrontare, sia con quelli di chi la ha osservata con interesse da lontano. Ernesto Napolitano scrive: “l’accento, nel Requiem di Mozart, non cade sul dopo la morte, non su un oscuro aldilà, ma sul prima. La morte del Requiem è questo ‘prima’; non lo scandalo di una dannazione eterna, ma ciò che rende illusoria la promessa di una vita felice” (Verso il Requiem, Torino, Einaudi); ed è forse proprio questa la lettura più convincente che si può dare di questa pagina così enigmatica, nella quale è la solitudine dell’uomo nel momento del trapasso a emergere dalla partitura con toccante amarezza. Mozart arriva al sublime passando attraverso il tragico, dipingendo un ritratto consolatorio e insieme terrorizzante della morte: la sua musica raffigura l’abisso dei rapporti che coinvolgono il terreno e l’ultraterreno, l’immanente e il trascendente, la felicità e la disillusione; una riflessione esistenziale che emerge in tutta la sua complessità, trovando il culmine nelle appoggiature iniziali del Lacrimosa, quell’inarrivabile penetrazione della natura della morte, che risuonava nella mente di Mozart negli ultimi giorni della sua vita. E’ l’ultima pagina scritta di Mozart in Re minore e in 12/8 con l’utilizzo di brevi frasi di crome ascendenti e discendenti assegnate ai violini e contornate da una scrittura corale di ampio respiro, a creare un effetto di pianto a stento trattenuto, di preghiera umile e devota, con le voci dall’ impasto molto scuro e drammatico, capace di una sensibilità e un coinvolgimento emotivo che si avvicinano a quelle del secolo successivo, musica molto carica, molto densa, drammaticamente e drammaturgicamente importante. Watzke è riuscito a ricreare il movimento dei violini, attraverso i corpi, componendo e scomponendo la Croce e ponendoci tutti ai piedi di essa. “La luce, elemento prezioso, vuol essere propinata avaramente come un filtro. Il palcoscenico non è che un pozzo nero e profondo da esplorare con la lanterna cieca, e se il macchinista apre tutte le valvole dell’elettricità, diventa un buco enorme e deserto, uno spogliatoio miserabile” (Bruno Barilli). In un palcoscenico pieno d’ombra e di mistero le ballerine che tentano di liberarsi contorcendosi michelangiolescamente, sono state cercate dalla nella semioscurità, scelte, colpite nei loro corpi mobili e plastici, bruciati i loro contorni come pepe di Caienna che arde; da loro abbiamo visto nascere riflessi e balzare lampeggiamenti, un riverbero pieno di fermento le loro facce stravolte, frantumandosi come una bottiglia di vetriolo, sino al raggio salvifico, che ci ha ricordato il Caravaggio. La luce di Watzke sulle tracce di Michelangelo Merisi, la sua lucida teoria delle forme sottratte al contingente, in virtù di una loro sofferta conquista dell’essenza delle cose, della loro dimensione ontologica. Il reale è come evocato, non rimosso ma sospeso, e in questa elegia del silenzio, più alta si leva la voce dell’Uomo, la sua libertà, la sua dimensione anima, che danza verso la luce.

Total
0
Shares
Share 0
Tweet 0
Pin it 0
Olga Chieffi

Potrebbe interessarti anche
Leggi tutto
  • Sinestesie

Ri-tratti ‘via col vino’: cantina La-Vis allo Studio Cerzosimo

  • Alfonso Mauro
  • Ottobre 17, 2025
Leggi tutto
  • Sinestesie

La Venezi, Venezia e il Risorgimento

  • Olga Chieffi
  • Settembre 30, 2025
Leggi tutto
  • Sinestesie

Nell’ atanor dell’Alchimista di cuori

  • Olga Chieffi
  • Agosto 30, 2025
Leggi tutto
  • Sinestesie

A tavola con Roberta Vacca

  • Olga Chieffi
  • Agosto 6, 2025
Leggi tutto
  • Sinestesie
  • Opera

Gilda Fiume: un soprano sopra le righe

  • Olga Chieffi
  • Maggio 12, 2025
Leggi tutto
  • Sinestesie

Francesco Aliberti: il carillon, il sogno, la Luce

  • Olga Chieffi
  • Febbraio 19, 2025
Leggi tutto
  • Sinestesie

Antonio Marzullo: A vida è a arte do incontro

  • Olga Chieffi
  • Novembre 17, 2024
Leggi tutto
  • Sinestesie

Raffaele Alfano: esercizi “iniziatici” per tromba

  • Olga Chieffi
  • Novembre 12, 2024

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti
  • 1
    Il tenore Vincenzo Costanzo apre il Maggio Musicale Fiorentino
    • Gennaio 11, 2026
  • 2
    Lacrimosa: ai piedi della Croce
    • Gennaio 11, 2026
  • 3
    Nabucco, come Daniel Oren vuole
    • Dicembre 30, 2025
  • 4
    International Opera Awards: la Notte delle Stelle
    • Dicembre 30, 2025
  • 5
    Non c’è festa senza Musica!
    • Dicembre 30, 2025
LEGGI ANCHE
  • Domenico Bartolucci e Jacopo Sipari per il Giubileo: La tempesta sul lago
    • Novembre 19, 2025
  • Sul podio di Lipsia sale Jacopo Sipari
    • Novembre 7, 2025
  • Una Carmen figlia di questi tempi
    • Ottobre 29, 2025
CATEGORIE
  • Arte (47)
  • Concerti (245)
  • Opera (74)
  • Sinestesie (64)
  • Teatro (51)
GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
  • T&C
  • Privacy Policy
Recensioni, musica, teatro, arte, danza, fotografia e spettacolo a cura di Olga Chieffi

Inserisci la chiave di ricerca e premi invio.

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.