Lunedì sera, 13 ottobre, presso la sala posa dello Studio Cerzosimo a Salerno, preludio alla IX edizione di In Vino Civitas, concettuale, artistico, commerciale, e promozionale tra il fare Fotografia e il fare e parlare di Vino. Ospite mono-enografico, in degustazione e in esposizione fotografica ritrattistica di e a cura di Pietro Cerzosimo, la cantina della Val d’Adige La-Vis (Lavis, TN) con due vini della linea “Ritratti”.
“Ogni ritratto è sintesi del rapporto tra uomo e natura, un incontro dove il vino diventa arte e racconta”
Se, per dirla con il Poeta, “E perché meno ammiri la parola, / guarda il calor del sol che si fa vino, / giunto a l’omor che de la vite cola” (Purg. xxv), tralasciamo la squisitamente tecnica sottotraccia filosofica del dibattito cristiano con Averroè, e prendiamo la citazione per la sua estetica prima facie, possiamo mutatis mutandis dire che anche far vino è scrivere con la luce. D’altro canto, nel contesto di purificazione dei golosi, l’invito dello Stazio dantesco è a non concentrarsi solo sulla bellezza della parola poetica e filosofica, ma a cogliere la verità e la bellezza insite nel mondo naturale. Dal Bello all’Allegorico… o viceversa.
La luce, o, se si preferisce, il focus dell’evento di lunedì sera, 13 ottobre, presso la sala posa dello Studio Cerzosimo a Salerno — sorta di preludio espanso, insieme ad altri (forse meno fortunati), alla IX edizione di In Vino Civitas salone del vino al Tempio di Pomona 18/19/20 ottobre — è stato, appunto il rapporto concettuale, artistico, commerciale, e promozionale tra il fare Fotografia (“non scattare” cit. Armando Cerzosimo) e il fare e parlare di Vino. “Via col vino”: degustazioni e mostre tra botteghe e locali del centro storico. Ospite mono-enografico, in degustazione e in esposizione fotografica ritrattistica di e a cura di Pietro Cerzosimo, la cantina della Val d’Adige La-Vis (Lavis, TN) con due vini della linea “Ritratti”.
Obiettivo sul vino: momento fotografico e degustazione vini — le fila del non scontato discorso sono state sbrogliate ed ecletticamente riannodate dal giornalista Peppe Iannicelli; dalla prof.ssa Cristina Tafuri, docente di Storia dell’Arte; dai summenzionati padroni di casa Armando e Pietro Cerzosimo; e da Nevio Toti, presidente AIS – Associazione Italiana Sommelier delegazione di Salerno.
Anzitutto il valore fondativo-culturale (opposto e complementare al naturale) del far arte e far vino, dai graffiti preistorici al mitico patriarca Noè primo viticoltore: la fermentazione del succo e il “sugo della Storia” sono stati ricordati e dialogati da Iannicelli e Tafuri al e con l’attento pubblico quali predicati fondamentali (di stato e d’azione) del soggetto Uomo, non in ultimo attraverso le pratiche cultuali (Dioniso e Cristo), politiche (il simposio e il pensiero della polis), e artistiche (dal cratere all’etichetta) cui la “del pampino verace manna” afferisce. Poi la liquidità del Tempo, e del tempo luminoso e del tempo atmosferico rispettivamente fissati dalla rielaborazione del reale che precede lo scatto e dall’imbottigliamento di un’annata e d’una sapienza. Fermare il tempo senza tradirlo. La memoria che si versa e la memoria che si guarda. Su tutto, la dicotomia difficilmente sanabile tra vendibilità (e vendite lato sensu) e qualità, esemplificata nell’ormai celebre provocazione ma-non-troppo del vino con più valentia grafica in etichetta che non enologica in bottiglia… o che magari “parli” (“narri”, suggerirebbero gli espertissimi navigati di marketing) più di quanto non concretizzi in calice…
“Sotto il vino la ragione / se ne va per l’altre vie”. A dare àncora iconografica all’apparato e parterre concettuali cui, con quello degli astanti, va il nostro plauso, le altrettanto rimarchevoli foto mutanti l’oggetto-bottiglia (non aperta e versata) in estensione, diremmo quasi, dell’indagine luminosa, anatomica, fisionomica della modella-ritratto, ritratto in ciclo di ritratti nella linea di vini “Ritratti” delle colline avisiane (TN): una mise en abysme nonché caratterizzazione professionale (complice il patrocinio del CNA – Confederazione nazionale artigianato e piccola e media impresa, Salerno, di cui i Cerzosimo sono membri) cui l’evento deve fondamentalmente la sua felice riuscita multimediale ed eclettica. L’esperienza sensoriale deve farsi presenza simbolica esistente non in sé e per sé ma nella disposizione all’interpretazione prima che al consumismo. L’immagine “sacrata” e tolta alla transienza del consumo e del consumarsi; la didascalicità prima che la promozionalità. Il ciclo di ritratti di modella e bottiglie onde erano adorne le pareti richiamava a nuove e diverse angolazioni del vedere, e ha suo dichiarato ispiratore nel Leonardo da Vinci di prospettive aeree e sfumature rarefacenti o concretizzanti la materia visiva, e in questo caso bibenda — esposto in studio un bell’album con dettagli dalle opere del maestro rinascimentale. Una intelligente e piccola mostra d’arte fotografica fruita dal pubblico in fin di serata tra i “brindis replicati”. Giova ricordare en passant che già nel 2021, alla mostra “Paesaggi diVini” organizzata da In Vino Civitas, Armando Cerzosimo fu premiato per la sua foto “Tota floreo” — tanto per dire che il dialogo tra Fotografia e promozione enologica non è per i Nostri argomento peregrino, né meramente commerciale.
Dulcis in fundo calicis, la contaminazione della serata è proseguita con il momento enologico in senso stretto, con Toti a introdurci la realtà vitivinicola La-Vis 1948, e, attraverso qualche preciso e sintetico cenno geografico, di terroir e vinificazione, a guidarci al godimento scientemente delle due etichette in degustazione: il Sauvignon 2023 Trentino DOC e il Pinot nero 2022 Trentino DOC. “Ogni ritratto è sintesi del rapporto tra uomo e natura, un incontro dove il vino diventa arte e racconta l’affascinante biodiversità delle colline avisiane”. Il territorio nel quale si diramano i vigneti di Cantina La-Vis, è caratterizzato da una tridimensionalità complessa, ricca di dossi, avvallamenti e ripidi pendii prospicienti la valle; su piccoli fazzoletti di terra sono coltivate diverse varietà di vite: Chardonnay, Pinot Grigio, Müller Thurgau, Schiava, Pinot Nero, Merlot, Teroldego, Lagrein. Attenzione alla responsabilità etica, sociale e sostenibile, con 400 soci, circa 400 ettari di vigneti, e una cantina nel cuore del Trentino con una impostazione narrativo-valoriale intenzionalmente rimarcata anche nel nome della linea come detta ritraente il territorio — “un viaggio introspettivo nella memoria e nella cultura che hanno plasmato la storia della cantina […] con un nuovo linguaggio capace di raccontare la connessione intima tra vino, paesaggio e tradizione […] custodendo il patrimonio vitivinicolo con autenticità e passione”. L’invito all’enoturismo, al convivio.
“Nei lieti calici” ammanniti e annotati epigrafici da Toti, un “ber garbato” con un sauvignon paglierino piuttosto fresco; note esotiche al naso e morbidezze aromatiche al sorso — fermentazione in acciaio e per un terzo in rovere francese (“Se fosse una persona: eclettica e spensierata”, sic!); e con un pinot nero delicato di frutti rossi e note speziate, fine al sorso — fermentazione in tonneaux aperti e affinamento in barriques (“Se fosse una persona: elegante e raffinate”, hic!). Una non indifferente chiusura spiritosa, “nel bicchiere scintillante”, alla già tanta sostanza.
Il convivio è terminato con foto di rito dei simposiasti “finch’han dal vino calda la testa”, dandosi appuntamento al lungo weekend al Tempio di Pomona. Nunc pede libero pulsanda tellus!



