GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • CONTATTI

Archivio

  • Novembre 2025
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Marzo 2025
  • Febbraio 2025
  • Gennaio 2025
  • Dicembre 2024
  • Novembre 2024
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Agosto 2024
  • Luglio 2024
  • Giugno 2024
  • Maggio 2024
  • Aprile 2024
  • Marzo 2024
  • Febbraio 2024
  • Gennaio 2024
  • Dicembre 2023
  • Novembre 2023
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023
  • Febbraio 2023
  • Gennaio 2023
  • Ottobre 2022
  • Settembre 2022
  • Luglio 2022
  • Maggio 2022
  • Gennaio 2022
  • Febbraio 2021
  • Gennaio 2020
  • Novembre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Novembre 2018
  • Ottobre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Gennaio 2018
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Dicembre 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2014
  • Luglio 2014
  • Aprile 2014
  • Ottobre 2013
  • Gennaio 2013
  • Novembre 2011
  • Ottobre 2011
  • Luglio 2011
  • Luglio 2009
  • Dicembre 2003

Categorie

  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • CONTATTI
786 Likes
679 Followers
CONTATTI
GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
  • Arte
  • Concerti
  • Opera
  • Sinestesie
  • Teatro
  • CONTATTI
  • Opera

Turandot e il sacrificio “cristologico” di Liù

  • Settembre 28, 2025
  • Olga Chieffi
Total
0
Shares
0
0
0

Trionfo personale per il M° Jacopo Sipari di Pescasseroli sul podio del teatro di Łódź per questo titolo la cui visione del direttore ha avuto il suo punto culminante nel funerale di Liù. Orchestra magnetica quanto la Principessa di Gelo schizzata da Diana Axentii, il Calaf, Dominik Sutowicz e su tutti la Liù a cui ha dato voce Patrycja Krzeszowska. Regia è stata affidata ad Adolf Weltschek che ha risolto in equilibrio tra sfarzo e dinamicità

L’ultima opera di Giacomo Puccini, condotta avanti con fatica in un clima di perenne incertezza e di sfiducia, testimonia una dolorosa crisi creativa, a partire dalla ricerca del libretto, tormento perenne, dopo la perdita della provvidenziale coppia Illica e Giacosa. Turandot è andata in scena al teatro dell’Opera di Łódź, in Polonia, firmata dal direttore Jacopo Sipari di Pescasseroli e dal regista Adolf Weltschek, con grande successo di critica e pubblico. Nell’assenza di reale contenuto drammatico, quale avrebbe dovuto essere la trasformazione della principessa di ghiaccio in donna innamorata, il color locale, elemento collaterale di cui Puccini si era sempre giovato con abilità, diviene l’alfa e l’omega dell’opera. Tutto ciò non riguarda, ben inteso, la parte di Liù, la quale sta lì come pietra del paragone per mostrare cosa è veramente Puccini. Proprio da Liù è partita l’analisi visionaria del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, ispirata ad una schiava e ad un sacrificio “cristologico”. Grande attenzione da parte della bacchetta italiana alla partitura a partire proprio da quel “Signore ascolta”, dominato dall’intervallo di quarta giusta, l’armonia perfetta, contrapposta al tritono di Turandot, che fu del Barone Scarpia, passando per il gioiello dell’opera “Tanto amore segreto, e inconfessato, grande così”, seguito da quel “Tu che di gel sei cinta” pentatonica dove rispunta il Mi bemolle minore, la tonalità tragica dell’opera. Quindi, la marcia funebre, che è un lungo momento solo orchestrale. Per essere amore bisogna spogliarsi di tutto e Liù lo fa abbandonando anche la speranza. La marcia funebre diventa quella personale di Giacomo Puccini, tre accordi in pianissimo come non mai, sul filo diafano dell’ottavino, simbolo ancora di una Frozen Turandot, chiude nel silenzio di una commossa platea. L’opera potrebbe chiudere così, ma si sa tutti attendono il famoso finale secondo, il trionfo, con “O sole, vita, eternità, luce del mondo è l’amor”. Re maggiore trionfale per la favola che ha trasformato Turandot in donna, ma nelle battute finali l’attenzione di Sipari a quel pianissimo, che non è solo espediente fonico per il fortissimo finale, ma intendiamo pensarlo quale immagine dei tre accordi finali della marcia funebre, ovvero del sacrificio necessario per il lieto fine. Passionalità, slancio temerario e fantastico, capacità di dominare i dedali timbrici e le intricate trame armoniche per questa Turandot del secondo teatro nazionale polacco, dove riascolteremo il Maestro in Rigoletto. Un successo quello del direttore abruzzese, puntellato da un’ orchestra e un cast prestigiosi, a cominciare dalla frigida Turandot alla quale possiamo appiccicare tutte le etichette che vogliamo, dalla freudiana alla schoenberghiana, senza vietarci di osservare la casualità del rapporto. Splendida protagonista è risultata il soprano Diana Axentii, che ha tutti i numeri per fare l’ingrato personaggio di Turandot, la grinta, la voce d’acciaio e la altera presenza. Una principessa di grande mestiere, che conosce bene la vocalità di Turandot arrampicata di continuo sulle pareti di sesto grado di una tensione intervallare, su cui ha piantato i suoi esperti appoggi, a volte troppo metallici. L’esecuzione è andata in crescendo, in un senso di supremo equilibrio privo di qualsivoglia empito retorico, con un coro protagonista, diretto da Dawid Jarząb e Rafał Wiecha, unitamente a quello delle voci bianche preparato da Maciej Salski e Agnieszka Lechocińska che, in complesso ha offerto una bella prova per gli interi tre atti e in particolare nella parte vistosissima ma vuota di motivazioni interiori, con cui Puccini s’illudeva di emulare la realtà popolare della coralità nelle opere di Musorgskij. Grande sfarzo scenografico da parte del regista Adolf Weltschek, che ha risolto in equilibrio tra sfarzo e dinamicità, un palcoscenico sconfinato, una produzione che ha mirato a esaltare la magia della Cina imperiale e il “mistero” della principessa di ghiaccio, affidandosi totalmente alla forza evocativa della musica e a una messa in scena che ha rispettato le intenzioni originali, coerente, sapientemente ragionata, che ha suscitato nello spettatore fortissime emozioni pur adottando calibratissime movenze dei personaggi, e senza calcare la mano sul grottesco trio dei dignitari imperiali. Sul cast dei cantanti ha regnato incontrastata la voce di Patrycja Krzeszowska, una perfetta Liù: il filo pauroso della sua voce e dei suoi colori è giunto sino a noi distinto e singolarmente commosso da una lontananza che strazia, supportata da una recitazione fragile e stupita. Il suo canto, ricco di armonici, non ammette obiezioni. Dominik Sutowicz, è stato un degno Calaf, il quale ha ben sostenuto la parte con buon volume di voce e registro medio-grave, strappando gli applausi a scena aperta, per l’attesissimo “Nessun dorma”. Un Timur di buone risorse vocali si è rivelato Robert Ulatowski, così come anche per Krzysztof Marciniak, nei panni dell’Imperatore Altoum. Alle parti delle Maschere, hanno prestato le voci Ping (Arkadiusz Anyszka), Pong (Łukasz Gaj) e Pang (Aleksander Zuchowicz), molto graditi al pubblico. Hanno dignitosamente completato il cast Andrzej Kostrzewski (Mandarino) e il principe di Persia Wojciech Strzelecki. Platea entusiasta e diverse “chiamate” al proscenio per il Maestro Jacopo Sipari e l’intero cast.

 

Il Maestro Jacopo Sipari
Una scena dell’Opera Turandot

 

 

Total
0
Shares
Share 0
Tweet 0
Pin it 0
Olga Chieffi

Potrebbe interessarti anche
Leggi tutto
  • Opera

Una Carmen figlia di questi tempi

  • Olga Chieffi
  • Ottobre 29, 2025
Leggi tutto
  • Opera

Ballo in Maschera, vicenda di varia umanità

  • Olga Chieffi
  • Ottobre 15, 2025
Leggi tutto
  • Opera

Buon Compleanno, Vincenzo Costanzo!

  • Olga Chieffi
  • Ottobre 5, 2025
Leggi tutto
  • Opera

A Pekino, al tempo delle favole, con la Musica protagonista

  • Olga Chieffi
  • Settembre 19, 2025
Leggi tutto
  • Opera

Vincenzo Costanzo è Maurizio di Sassonia a Tolosa

  • Olga Chieffi
  • Giugno 20, 2025
Leggi tutto
  • Opera

Un Rigoletto tra Salò e Salon Kitty

  • Olga Chieffi
  • Giugno 3, 2025
Leggi tutto
  • Opera

Le “voci” di Norma

  • Olga Chieffi
  • Maggio 12, 2025
Leggi tutto
  • Opera

Suor Angelica, il Prigioniero e l’idea di “Kèpos”

  • Olga Chieffi
  • Maggio 12, 2025

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Recenti
  • 1
    Domenico Bartolucci e Jacopo Sipari per il Giubileo: La tempesta sul lago
    • Novembre 19, 2025
  • 2
    Sul podio di Lipsia sale Jacopo Sipari
    • Novembre 7, 2025
  • 3
    Una Carmen figlia di questi tempi
    • Ottobre 29, 2025
  • 4
    Un ponte per due: Umano troppo umano
    • Ottobre 29, 2025
  • 5
    Anniversaires: la musica di Ravel e Bizet
    • Ottobre 17, 2025
LEGGI ANCHE
  • Ri-tratti ‘via col vino’: cantina La-Vis allo Studio Cerzosimo
    • Ottobre 17, 2025
  • L’iperbolico trombone di Vincenzo Turriziani
    • Ottobre 15, 2025
  • Ballo in Maschera, vicenda di varia umanità
    • Ottobre 15, 2025
CATEGORIE
  • Arte (47)
  • Concerti (244)
  • Opera (71)
  • Sinestesie (63)
  • Teatro (51)
GRAFFIANDO di Olga Chieffi GRAFFIANDO di Olga Chieffi
  • T&C
  • Privacy Policy
Recensioni, musica, teatro, arte, danza, fotografia e spettacolo a cura di Olga Chieffi

Inserisci la chiave di ricerca e premi invio.

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.Ok