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Vincenzo Costanzo, con le armi della poesia

  • Aprile 10, 2026
  • Olga Chieffi
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Ruolo di debutto, per il tenore napoletano, Andrea Chénier, di Umberto Giordano, l’11 aprile alle ore 17,30, al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, nella produzione firmata da Paolo Carignani e Giandomenico Vaccari

Andrea Chénier, “dramma di ambiente storico” di Umberto Giordano, sarà rappresentato al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania, dal 10 al 18 aprile, con un allestimento originale firmato dal regista Giandomenico Vaccari. “Andrea Chenier è un capolavoro – ha affermato il regista barese – della musica e del teatro italiano. Scritto e composta da Illica e Giordano in modo originalissimo, è un incontro ineludibile per un regista di melodramma. E’ una scrittura cinematografica prima del cinema, fatta di sequenze brevi e veloci che raccontano le storie private dei personaggi dentro la storia pubblica della Rivoluzione francese e della sua fase finale. Le arie sono violente zoomate sui singoli protagonisti ed in particolar modo su Andrea Chenier che sempre ed in ogni momento dell’opera è prima di tutto un poeta e un intellettuale, convinto del meraviglioso destino della sua arte che è sempre bellezza e impegno. Ed è quello che fu realmente il grande poeta francese, vittima della deriva folle della rivoluzione. Il poter dar vita al canto di questo personaggio ed alla sua ricerca della “sfolgorante idea”  evocata nell’aria “Come un bel dì di maggio” è una grande fortuna per un cantante. Un appuntamento che dà un senso profondo al suo essere artista”. Un allestimento visivamente accurato e fedele all’idea e intelligente, firmato da un maestro e un amico del teatro italiano, sostenuto dalla costumista Mariana Fracasso e dallo scenografo Arcangelo Mazza. Sul podio salirà Paolo Carignani, alla testa dell’Orchestra e del Coro del Bellini, preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. L’opera è articolata in quattro quadri: il primo è una sorta di prologo che presenta le situazioni, sia di natura storica, sia sentimentali, che faranno scatenare la tragedia. Il primo quadro è ambientato nel 1789, durante la Rivoluzione francese, presso il castello dei conti di Coigny. Qui il valletto Gérard, che avrà la voce condivisa nelle varie repliche di Devid Cecconi e Massimo Cavalletti, sovrintende di malavoglia ai preparativi di una festa poiché la condizione di servo gli risulta ormai insostenibile; la sua amarezza scompare alla vista della figlia della Contessa, Maddalena, impersonata dai soprano prende voce con i soprani Valeria Sepe e Soojin Moon-Sebastian, di cui è innamorato. Presto arrivano gli ospiti: tra gli invitati c’è Andrea Chénier, ruolo affidato ai tenori Fabio Sartore e Vincenzo Costanzo, quest’ultimo al debutto nei panni del poeta libero e rivoluzionario. “Questo è un debutto molto importante – ha affermato il Maestro Vincenzo Costanzo – e sono stato affiancato nella preparazione da una squadra di persone che mi hanno sostenuto, nello sviluppo e nella nascita di un nuovo Andrea Chénier, il mio. Sono felice poiché sia il Maestro Carignani che sarà sul podio, nonché il Maestro Fabrizio Maria Carminati che è il direttore artistico del Massimo di Catania, il regista Vaccari e l’intera squadra dei miei colleghi, mi hanno aiutato molto nella costruzione di questo ruolo che sento tantissimo. Non mi aspettavo di immedesimarmi in Andrea Chénier così profondamente e spero vivamente di restituire al pubblico ogni sfumatura alla quale abbiamo lavorato e sono molto soddisfatto di ciò che abbiamo definito per schizzare questo personaggio, in particolare negli assiemi”. Stuzzicato da Maddalena, Chénier recita una lode alla patria che commuove profondamente la ragazza. Gérard, ispirato dal poeta, fa irrompere nella festa una folla di emarginati e poi getta la livrea. Gli altri quadri si svolgono nel 1794, durante il Terrore, a Parigi, dove si aggirano le spie di Robespierre. Una di queste insegue il controrivoluzionario Chénier per consegnarlo alla giustizia e parallelamente cerca Maddalena per portarla da Gérard, diventato un esponente della rivoluzione. Chénier dovrebbe fuggire, ma lo trattiene il desiderio di conoscere la donna misteriosa che gli scrive lettere disperate. Una notte la donna si svela: è Maddalena, da tempo innamorata del poeta e perseguitata perché nobile. Il loro incontro è interrotto dall’arrivo di Gérard, che costringe gli amanti alla fuga. Successivamente Chénier è catturato e Gérard scrive una pesante accusa per condurre alla ghigliottina il suo rivale in amore. Maddalena si presenta a Gérard e offre il suo corpo pur di salvare il poeta, l’uomo, commosso, vorrebbe aiutarla ma ormai è troppo tardi: Chénier è condannato a morte e ogni trattativa è vana. Nel finale, Maddalena e Chénier, grazie all’aiuto di Gérard, si rivedono e affrontano insieme la morte. Completano il cast: Completano il cast Nikolina Janevska (Bersi), Carlotta Vichi (Contessa di Coigny), Anna Malavasi e Maria Russo (Madelon), Nicolò Ceriani (Roucher), Michele Patti (Fléville), Lorenzo Barbieri (Fouquier Tinville), Leonardo Cremona (Mathieu), Cristiano Olivieri (l’Incredibile), Ivan Tanushi (l’Abate), Francesco Palmieri (Schmidt) e Filippo Micale nei ruoli del Maestro di casa e Dumas. Il libretto risultò lunghissimo perché ricco di dettagli concernenti la moda e la cultura francese del periodo rivoluzionario: il compositore stesso, dovette provvedere al suo snellimento per rendere l’azione più agile. Giordano colse gli spunti offerti dal testo per inserire effetti sonori tesi a creare uno sfondo storicamente attendibile alla vicenda amorosa dei protagonisti: canti rivoluzionari come il  Ça ira!, la Carmagnola e la Marsigliese risuonano in sottofondo per collegare le diverse scene e per mettere in prospettiva l’azione principale. Il segreto del successo è nella capacità di Giordano di tenere avvinto l’ascoltatore attraverso una tensione continua: a questo scopo, il canto non procede linearmente ma a ondate melodiche di grande intensità che creano un forte effetto drammatico. Anche l’orchestra ha un ruolo importantissimo perché amplifica i gesti dei personaggi e l’azione scenica e provvede a creare un senso di continuità tra gli episodi.  Il Giordano è conscio del passaggio storico di cui è protagonista e si adopra, a suo modo, per sottolineare la mutazione, anche in termini di linguaggio: il famoso “Improvviso” di Chénier nel primo atto, ne appare prova provata, visto che il suo irregolare andamento strofico rinuncia alla forma del vecchio pezzo chiuso in favore di un assai più frastagliato raccordo tra aria e declamato. Tuttavia, bisogna affermare con decisione che non è nel tono altisonante della declamazione amorosa o patriottica che vanno sottolineate le parti migliori dell’opera ma, proprio là dove vien meno l’ambizione dell’inno e subentra l’abbandono ad una sensuale, intima malinconia. Mentre le zone di declamato si svelano oggi come il comparto caduco dell’opera, l’elegia è la carta vincente di questa partitura, per la bellezza senza doppi fondi di alcuni squarci di Chénier e, in particolare,  del secondo quadro che conosce la vetta nell’umbratile duetto di Maddalena e del suo amato all’ombra dell’altare di Marat, senza trascurare la grazia desolata della celebre aria del terzo atto, “La Mamma morta” e l’incisività, rara fra i compositori d’area verista, di alcune parti comprimarie, come quella dell’Incredibile e della vecchia Madelon.

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Olga Chieffi

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