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Un faro sul futuro della musica

  • Dicembre 7, 2023
  • Olga Chieffi
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Si rinnova la co-produzione tra Teatro Verdi di Salerno e Conservatorio “G.Martucci” per un impegnativo dittico, Suor Angelica di Giacomo Puccini e Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, affidati al binomio composto da Jacopo Sipari di Pescasseroli e Riccardo Canessa, in scena da domani alle ore 21 e domenica alle 18

di OLGA CHIEFFI

Ci sarà l’intero conservatorio “G.Martucci” in scena domani sera alle ore 21 e domenica alle ore 18, sul palcoscenico del Teatro Verdi di Salerno, per un dittico impegnativo composto da Suor Angelica di Giacomo Puccini, un preludio all’anno celebrativo del centenario della sua morte e Cavalleria Rusticana e la Sicilia morbosa e ombrosa nel giorno di Pasqua, schizzata da un appena ventenne Pietro Mascagni. Ieri mattina la presentazione dello spettacolo nel foyer del massimo cittadino, presenziata dal segretario artistico Antonio Marzullo, dal direttore del nostro conservatorio Fulvio Artiano, unitamente al binomio, già rodato, al quale è stata affidata la direzione musicale e registica, il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli e Riccardo Canessa, supportato per le scene e i costumi da Alfredo Troisi.

Che operazione è questa di far esibire i migliori studenti del conservatorio, naturalmente affiancati da qualche maestro ai leggii più “scomodi”, per sostenere un cast con nomi del gotha lirico internazionale, a cominciare dal soprano Amarilli Nizza, che ritorna a Salerno o un luminoso debuttante, il tenore Amadi Lagha, che sarà compare Turiddu, e nomi storici, quale Piero Giuliacci, l’ultimo vero Canio, per i matinée che dall’11 al 14 dicembre saluteranno al Verdi un pubblico di liceali, per ascoltare la sola opera di Mascagni? E’ il meglio di quanto possa offrire una istituzione musicale. Tutti concordi in questo i relatori. E’ un’operazione che guarda sia al glorioso passato da cui è nato il conservatorio, ovvero l’Orfanotrofio, poi Istituto Umberto I, i cui ospiti, dai racconti “familiari”, occupavano la cosiddetta “piccionaia”, ovvero il V ordine di palchi in ogni concerto o opera venisse rappresentata e la cui orchestra si esibiva in qualche serata particolare, sia al futuro, poiché oggi, pur sentendo suonare dappertutto, e purtroppo, il più delle volte con infima qualità, basta che ci si esibisca, quella “linea d’ombra”, e qui evochiamo Joseph Conrad, tra la scuola e l’inizio della carriera professionistica è difficilissima da superare.

E’ questa la strada giusta, avviata dall’indimenticato Fulvio Maffia, quel ponte, prima sognato, poi immaginato, domani realizzato, che lega da sempre il Conservatorio con il massimo cittadino. Lo sa bene Antonio Marzullo che da quella severissima scuola proviene e ora concretizza sogni di giovanissimi, che erano stati i suoi e un po’ di quanti abbiano avvicinato un qualsivoglia strumento. Scherza Riccardo Canessa ricordando l’insuperabile ironia paterna, sulla sua opera preferita Suor Angelica proprio perchè non contempla tenori, quindi divi, ma dicendo ciò, ovvero rifacendosi alle sue tradizioni di musica e teatro, amplia per tutti quel ponte attraverso cui la musica afferra il presente, lo ripartisce e ci conduce verso il tempo della vita, ove colui che ascolta e coloro che “fanno” musica, vi ci trovano un amalgama perduto di passato, presente e futuro. Il filo rosso, emozionale, tocca un po’ tutti e guai se non fosse così: pianse Fulvio Maffia nell’ascoltare i ragazzi portare a termine la IV sinfonia di Cajkovskij nell’atrio del Duomo, si è emozionato in prova il neo-direttore Fulvio Artiano, ascoltando il dignitoso risultato dei suoi studenti, in particolare in Cavalleria Rusticana e ha promesso che si continuerà ad ogni costo sulla strada tracciata da Fulvio Maffia, coralmente, con i maestri e la direzione amministrativa.

Emozione viva per Amarilli Nizza, nel velo di Suor Angelica, che si rivede nelle giovanissime cantanti che l’attorniano nel titolo pucciniano e si è ritrovata in lacrime, insieme al Maestro Jacopo Sipari e parte dell’orchestra, al termine dell’aria “Senza Mamma”. Il Maestro Sipari ha inteso, quindi riflettere su cosa possa mai significare scegliere di vivere di musica oggi, quali i compiti di un maestro, quali quelli dell’allievo. Il compito è unico per tutti e in qualsiasi campo artistico e letterario: nel dire le cose, nel dire il silenzio presente nei suoni delle cose, la parola nel suo domandare, lo strumento, ogni suono, deve riaccendere la meraviglia. Meraviglia che non è solo incanto o superamento estatico della ragione, ma è e continua ad essere riflessione: la riflessione del cogito che prova insieme l’angoscia del silenzio – ossia della morte – e la gioia della musica nel suono delle cose e della vita.

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