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International Opera Awards: la Notte delle Stelle

  • Dicembre 30, 2025
  • Olga Chieffi
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Dall’elogio dell’ “imperfezione” di Dante Ferretti, all’emozione dell’abbraccio tra Franco Moretti e il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, sul palcoscenico del Teatro dell’Opera Roma sono stati consegnati gli International Opera Awards, in un gala dai tempi perfetti, promosso dalla Confederazione Italiana Associazioni e Fondazioni per la Musica Lirica e Sinfonica APS, presieduta da Daniela Traldi, giunto all’VIII edizione. Tra i premiati la tradizione del magistero italiano di Giacomo Prestia, le stelle Saioa Hernández, Amartuvshin Enkhbat, Maria Agresta, le giovani voci di Ivana Hoxha, Alessandra Di Giorgio, Afag Abbassova, il premio alla carriera Amarilli Nizza, lo squillo sicuro di Amadi Lagha

Belle voci, su di un palcoscenico prestigioso, parterre de’ Rois, per l’VIII edizione degli Opera Star – International Opera Awards, promossa dalla Confederazione Italiana Associazioni e Fondazioni per la Musica Lirica e Sinfonica APS, presieduta da Daniela Traldi, un premio ideato da Alfredo Troisi, realizzato con il contributo della Regione Lazio – Grandi Eventi 2025, in collaborazione con la Fondazione Verona per l’Anfiteatro Arena, e con il sostegno di un cartello di partner istituzionali e privati, con la direzione artistica di Franco Moretti, si è consumato, nel massimo romano, pieno in ogni ordine di posto. La serata, condotta con estrema scorrevolezza, quasi un “presto”, da Beppe Convertini, si è svolta dinanzi ad un pubblico attento, con in prima fila la presenza di diversi volti istituzionali, chiamati, poi, a premiare gli artisti, tra cui l’Assessore alla cultura della Regione Lazio Simona Baldassarre, il Presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati Federico Mollicone e numerosi esponenti del mondo della diplomazia, della cultura, dell’arte e dei media, tra i quali citiamo S.A.R. Carlo di Borbone, Don Paolo Costantino Borghese, Principe di Nettuno, il Marchese Ignazio e Sylvia Carrassi del Villar, la Marchesa Leontina Pallavicino, Flaminia e Marco Elser, il Marchese Giuseppe Ferrajoli, Principe Guglielmo Giovanelli Marconi, il Ministro Tria, il Sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia Nicola Colabianchi, il Presidente dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese Alberto Mazzocco, la regista Adriana Chiesa, l’Ambasciatore Maurizio Zanini, unitamente a Leonardo e Aura Caltagirone. Il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, vincitore del Premio Speciale Golden Opera “New Generation” per la direzione d’orchestra, alla testa dell’Orchestra Sinfonica degli Opera Star – International Opera Awards, ovvero dell’ICO delle Cento Città del Lazio, ha inteso principiare la serata con la sinfonia del Nabucco di Giuseppe Verdi, che il direttore ha inteso giocata su di una linea di lettura ben ritmata, cercando i contrasti, simbolo di una partitura che si fa di-segno, progetto, per un futuro, in cui le arti possono e devono capovolgere questi tempi di guerra, il volo verso una libertà agognata, un diritto umano (“chi è libero di pensiero è già libero nello spirito” diceva un noto rivoluzionario) simulazione teatrale d’una liturgia che recupera i valori antichi della musica sacra, iniettandogli il pungolo della tensione drammatica. Scattano, quindi, i jingle di Chariots of Fire, adatti ad una premiazione sportiva. Nel compleanno di Giacomo Puccini e con un riconosciuto direttore pucciniano sul podio, ad Afag Abbasova, giovane soprano azerbaigiano è stato consegnato lo Special Award da Carlo Eleuteri e dalla presidente della Camera di Commercio Italo-Azerbaigiana, Manuela Traldi. Il soprano ha dato voce ad una Liù tenue commossa delicata e stupita, “Tu che di gel sei cinta”, con un canto, pieno di armonici. Miglior soprano di questa edizione Saioa Hernández, che ha emozionato il pubblico con una intensa interpretazione de’ “La mamma morta” dall’Andrea Chénier di Umberto Giordano, grazie ad una tecnica impeccabile e alla voce duttile, omogenea in tutti i registri e ben timbrata anche nelle parti più gravi. Ed ecco Rigoletto, con la sua aria principe, “Cortigiani, vil razza dannata”, affidata ad Amartuvshin Enkbat miglior baritono, una delle voci più interessanti del momento, in uno dei ruoli verdiani più ardui interpretativamente, per la sua continua mutevolezza e sfaccettatura, il quale ha lambito soltanto quella fragilità dubbiosa e le cupe screziature della preghiera a Marullo, esaltandosi, invece, nell’attacco, mirabilmente introdotto dall’orchestra. Il premio al Maestro Jacopo Sipari è stato consegnato dal “padre”, che lo ha scelto e visto nascere a Torre del Lago e che oggi vanta celebre, Franco Moretti, dopo uno dei brani, maggiormente da lui interiorizzati, l’Intermezzo di Suor Angelica, in cui splendidamente, sempre riesce a dar vita alla tavolozza immaginata in partitura, fatta di limpide armonie, tramate di luci e di ombre, ove si rischia di piangere, magari senza lacrime, ma proprio col cuore, e in cui l’orchestra, dalle iniziali trasparenze, si fa planctus preludiante.  Il magistero italiano di canto è stato degnamente rappresentato da Giacomo Prestia, miglior basso, con “Ella giammai m’amò” dal Don Carlo. Suo da sempre il ruolo di Filippo II. Il quarto atto ospita questa cosiddetta semplice scena, ma è qui la recherche di Verdi verso nuove forme che il basso ha risolto d’esperienza: raffinata la sua eleganza nel sottolineare le acciaccature del motto di svolta “Dormirò sol”, con “pathimento” interiore. Due i soprano italiani in campo Maria Agresta e Amarilli Nizza. Il soprano cilentano, stavolta special guest, ha elevato l’Ave Maria dell’Otello verdiano, ancora una forma ibrida per questa pagina. Sua la capacità di conferire al personaggio dolcezza, malinconia e, insieme, forza d’animo, con un pizzico di sensualità. Cambio di generazione con Amarilli Nizza, alla quale è andato il premio alla carriera, che ha onorato, forte della sua esperienza, con “Vissi d’arte, vissi d’amore”, un debutto nel ruolo all’Opera di Roma. Grande elogio dell’ imperfezione del tre volte premio oscar, quale scenografo, Dante Ferretti. Ironia tagliente su tutto, a cominciare da se stesso al peso della Nike consegnatagli, lasciandoci la convinzione che l’intelligenza artificiale non potrà nulla sulle arti, poiché a lei mancherà sempre il dubbio, sulle tracce della filosofia del “Vocabolario estetico” di Roger Caillois, “l’assenza di quella inquietudine umana che lo fa esitare e tremare per la sua opera”. Premio anche alla costumista Ursula Patzak, per la sua invenzione e creatività sulle scene internazionali.  Nel segno del futuro e della formazione, sono stati assegnati riconoscimenti speciali a Fabbrica – Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, a Frequenze & Armonici APS per Opera Lab Edu, e a RAI Cultura, con Francesca Nesler, premiata per il ruolo fondamentale nella divulgazione della lirica. Tra i premiati di questa edizione, impegnati in attività artistiche e professionali già programmate – figurano: Jonas Kaufmann, Miglior Tenore, Elīna Garanča, Miglior Mezzosoprano, Robert Carsen, Miglior Regista,  Valerio Galli, Miglior Direttore d’Orchestra, il mezzosoprano Teresa Iervolino, Nicola Martinucci, Premio Speciale Golden Opera alla Carriera. Special award ad Alessandra Di Giorgio, che si è presentata all’uditorio con il finale della Manon pucciniana “Sola, perduta abbandonata”. L’artista ha espresso gratitudine per questo premio, legato proprio all’interpretazione di questa opera  a Torre del Lago, un’esperienza unica e significativa, ringraziando Sipari e Moretti per l’ambito riconoscimento e auspicando future collaborazioni. La sua prossima stagione sarà intensa, con debutti quali Aida all’Arena di Verona e al Teatro Massimo di Palermo, interpretazioni di Turandot negli Stati Uniti, Macbeth a Sofia e il ritorno nel ruolo di Carmen al Teatro Massimo Bellini di Catania. Le linee del canto erompenti, mentre una spugna corre sul pentagramma per cancellare o confonderci, ci hanno convinto, sino a giungere a quel “dolcissimo soffrir”, a quel sentimento di sciupata bellezza che è l’imprimatur di Giacomo Puccini. Meritatissimo special award anche a Ivana Hoxha, mezzosoprano albanese, che si è calata nei panni della Principessa di Bouillon, dell’ Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, incarnando ogni sfaccettatura di questo enigmatico personaggio parallelo, nell’aria “Acerba voluttà”, in cui la tensione drammatica deriva dal sentimento di un’esperienza quotidiana dominata da un’oscura fatalità. Suo il sogno di debuttare Carmen, della cui opera è stata eseguita la brillante ouverture, e immaginiamo al suo fianco proprio la special guest della serata, il tenore Amadi Lagha, il quale ha lanciato il famoso Si naturale del “Nessun Dorma!”, facendo, come si suol dire in gergo, cadere ‘o teatro. Il Maestro Sipari ha poi inteso scatenare unicamente il focoso galop dal Guillaume Tell, negandoci l’occasione di poter ancora applaudire il primo cello dell’ orchestra, prima di attaccare il brindisi de’ “La Traviata”, sulla standing ovation del pubblico per tutti gli artisti. L’elegante ed esclusivo momento conviviale, vissuto nel ridotto del Teatro ha, quindi, permesso l’incontro e il dialogo con i musicisti, con lo sguardo già rivolto al futuro, a nuove collaborazioni e debutti, allungando la loro strada già lastricata di successi.

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Olga Chieffi

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