Fa Superman sul podio della Royal Philharmonic Orchestra al centro del palco più bello del mondo, in una notte incantata da Mille e una notte, chiudendo la LXXXIII edizione del Ravello Festival firmata da Lucio Gregoretti, che pensa all’Orfeo Monteverdi-Berio
Notte incantata quella dell’ultimo appuntamento della LXXXIII edizione del Ravello Festival, che ha salutato la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasilij Petrenko, che si è diviso tra celeberrime musiche da film e di Korngold e Williams, i quali hanno guardato alla musica della scuola russa, che è stata rappresentata in programma dalla Scheherazade di Rimsky Korsakov. Infatti, la leggendaria Royal Philharmonic Orchestra, oltre ad essere una delle più rinomate ed importanti orchestre mondiali, ha sempre legato il suo nome, oltre che alla musica classica, anche alla musica leggera e al rock. Toni incantati dei leitmotiv ritornano nelle intere colonne sonora secondo diverse sfaccettature con l’uso caratteristico delle campane in Williams, marce e note dark. pur mantenendo sempre un tocco ironico e avventuroso. Ha scherzato e giocato sul podio Petrenko ad imitare Superman, certamente la partitura meglio eseguita da una direzione che nella tavolozza dei colori ha tutti colori caldi, mentre, in particolare, in Scheherazade, una partitura ardua per un’orchestra che ha le sezioni tutte allo scoperto in cui spesso affiora una musica quasi cameristica e per ottenere questi effetti, naturalmente è necessaria un’orchestra di primo ordine, nei momenti più trasparenti e di natura cantabile, tecnicamente una partitura molto impegnativa, anche per il direttore d’orchestra che deve trasmettere il senso della narrazione in modo avvincente. Il maestro non è riuscito a chiudere le ombre, per dirla con un termine fotografico, oltre a quelle piccole sbavature che, purtroppo, è facile caratterizzino un’esecuzione all’aperto, dal tamburo, all’intonazione fluttuante dei due ottavini, anche se abbiamo da plaudire il timpanista, gli archi scuri e il clarinetto, che impersona il principe. Abbiamo riconosciuto un maestro e quindi, l’orchestra animati da un bagaglio di idee, un po’ esageratamente leziose, in particolare nel terzo quadro di Scheherazade, quello del principe e della principessa, idee affettate del racconto trasmesse anche ai solisti, fagotto e oboe, quanto la sua fluttuante mano sinistra. Minimo il contrasto con il tema del Sultano, linea oscura che si incunea in quella smaltata, immaginifica, esotica, che risolve all’alba il racconto da sul filo di una corda di violino, Le mille e una notte. Applausi scroscianti e bis con uno dei numeri più amati e virtuosistici del balletto Gayane di Aram Khachaturian oltre la danza delle spade, Lezghinka. Sigillo questo ad un cartellone che ha visto realizzati 15 concerti tra luglio e agosto, ha visto la presenza di grandi orchestre internazionali – dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia alla Filarmonica della Scala, dalla SWR Symphonieorchester di Stoccarda alla Mahler Chamber Orchestra, dalla Dresdner Philharmonie alla Royal Philharmonic Orchestra – di direttori come Jérémie Rhorer, Daniel Harding, Myung-Whun Chung, Bertrand de Billy, Robert Trevino e di solisti come Yuja Wang, Mao Fujita, Michael Spyres, il grandissimo omaggio a Oscar Peterson con Stefano Bollani, Danilo Rea e Dado Moroni, che ha suonato anche col pianista americano, una serata quella e una scaletta in cui i tre pianisti hanno suonato perfettamente in stile, dando dimostrazione della loro straordinaria cultura musicale e tecnica, poiché noi alla fine abbiamo ascoltato un unico pianoforte nel segno di Peterson. Ancora si è continuato con Richard Galliano, Filippo Gorini e Annika Schlicht e accanto al gotha, spazio a giovani interpreti e a realtà del territorio, come per il tradizionale Concerto all’Alba con l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno diretta da Giuseppe Mengoli, bacchetta italiana emergente e l’Orchestra Filarmonica di Benevento diretta da Diego Ceretta e con il violoncellista Ettore Pagano. Molto apprezzata inoltre la mostra Le Donne dell’Antichità di Anselm Kiefer, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, visitabile sino al 2 settembre. Un programma, quindi, tra musica, arte e paesaggio che la stampa e la televisione hanno segnalato con ampio favore, presenti molti giornalisti delle principali testate italiane, cartacee e digitali nonché di svariate riviste di settore straniere. Intanto, la Fondazione è già all’opera per offrire al pubblico di Ravello l’Orfeo di Monteverdi nella riscrittura di Berio. Infatti, negli anni Ottanta, Luciano Berio intese recuperare la spontaneità della partitura di Monteverdi, e, quindi, farla interpretare non da voci liriche impostate, ma naturali. Quindi, aveva interamente ripensato la parte strumentale affidandola ad un complesso di plettri, ad una rock band, a strumenti barocchi e facendo anche ricorso a voci registrate, sintetizzatori e musica elettronica. Forse, questa una svolta del Festival, ove vediamo la mano di Lucio Gregoretti uno dei massimi esponenti della composizione contemporanea in Italia.