Due passi nel regno della pluripremiata mixology di Michele Escalona e Vincenza Nanni, gin house e tanto altro, che insiste nella piazza di uno dei borghi più belli d’Italia, Tagliacozzo, genius loci popolato da anime viandanti, che ispirano il famoso bartender
“Ho una triste, triste storia oggi, /me ne andrò alla Gin House quando suona la sirena, /ho quella malinconia della peggior specie, /andrò laggiù e vediamo se mi riesce di tirarmi su…” Così cantava Bessie Smith nei primi del ‘900 il suo “Gin House Blues” e Nina Simone, “Stay away from me cos I’m in my sin/ If this joint is raided somebody give my gin/Don’t try me nobody cos you will never win/ Mm yeah don’t try me nobody cos you will never win”, con il suo blues dava il via al detto “Guardati dai bevitori di gin”. Il ricordo del blues delle storie intense di Bessie e Nina ci è balenato in mente, varcando la soglia degli avvolgenti spazi de’ “L’ Alchimista di cuori”, per intrattenreci nei post- concerto del Festival Internazionale di Mezza Estate, nel salotto di Tagliacozzo che è la sua piazza dell’ Obelisco con la bicentenaria fontana, il severo loggiato e quel ponte d’arte che dal medioevo ci porta ai giorni nostri. Un luogo, ormai un tòpos, conosciuto in tutto il mondo lo spazio di due Maestri d’amicizia, Vincenza Nanni e Michele Escalona, il barman d’eccezione, pluripremiato, anche per la creazione di tre qualità di gin. Il primo è Anima, un omaggio alle Anime Viandanti e ad Amore. Anima nasce in tarda primavera, le botaniche sono: bergamotto, lampone, mirtillo, chiodi di garofano e salvia, bronzo al Gin Award’s 2024 a Milano per la categoria best packaging, quindi Psyché, soffio vitale, anima in greco antico e battito d’ali di farfalla, novembrino speziato con caffè verde, pepe, vaniglia, cannella, uvetta e fico, quindi, Luna, divinità sovrana, che veglia sulle Anime Viandanti, il terzo gin, profumato con pino mugo, corteccia di rovere, mirto, timo, maggiorana e rosmarino. Vincenza e Michele amano, giustamente, “chiudere le ombre”, per dirla in gergo fotografico, si entra in un atanor, il famoso fornetto alchemico a riverbero e a fuoco continuo, nel mezzo del quale, in un recipiente a forma di uovo, andava messa, ed ermeticamente chiusa, la materia da cui si doveva trarre la Pietra dei Filosofi. ‘Athànatos è l’ espressione usata da Raimondo Lullo, interpretata come un’ allusione alla conquista iniziatica dell’immortalità. Nel simbolismo spirituale degli ermetisti, la materia che va rinchiusa nell’ uovo dell’ atanor – quasi nuovo embrione in rapporto alla rinascita – esprime la stessa natura umana prima dell’operazione sacra che condurrà alla palingenesi; la chiusura ermetica è l’assoluto isolamento dal mondo sensibile, a ciò necessaria; il fuoco che investe da tutte le parti il crogiuolo, è il potere mentale che, dal punto di vista della tecnica occultistica, va esaltato e diretto in modo che la coscienza e i poteri più sottili dell’essere si sciolgano dalla cognizione del corpo animale. Il simbolo artistico, tutto, come della musica, della parola, dell’immagine, del teatro e della danza, pare possegga la forma dell’atanor, in cui l’umano e il divino, l’iniziatico e il razionale, il chiaro e l’oscuro si percepiscono, si sfiorano, s’intendono, un simbolo che per sua natura genera e reca significati molteplici e nuove figure, che da un verso è qualcosa di dato all’uomo e dall’altro è qualcosa che l’uomo si foggia inscenando magari un rito. Un viaggio rituale è quello del bere, della mixology, quindi, quello dell’ Alchimista di cuori, che per produrre ha da passare attraverso i quattro elementi primordiali –aria acqua terra e fuoco – in cui si intrecciano forme, colori, luci e suoni, procedendo con fluidità da un elemento all’altro, creando figure oniriche, misteriose, arcaiche o fantascientifiche, che sono restate sulle pareti del locale, volutamente impresse da Didí Gallese. “Veniamo da una passata esperienza ad Alba Fucens – ha raccontato Vincenza – Lì avevamo creato L’Alchimista del Borgo, un luogo straordinario che ci ha dato modo di ospitare grandi artisti, intellettuali, tante anime. Quando abbiamo deciso di concludere la nostra avventura in quel luogo, dissi a Michele che, semmai avessimo aperto un altro locale, il suo nome sarebbe stato “L’Alchimista di Cuori”, per veicolare belle emozioni, ed io avrei scritto una fiaba per raccontarle. È nato così questo spazio vivo, in un momento di rinascita e le mongolfiere della carta da parati lo ricordano. Volevamo che il locale fosse in stile vintage, che ricordasse gli anni ruggenti, fiabesco ed il colore dominante avrebbe dovuto essere il verde Tiffany. Ho tenuto fede alla mia promessa ed ho scritto anche la fiaba, che verrà presentata in novembre. Nel locale c’è una parete che raffigura le Anime Viandanti alla porta dell’Alchimia. Il mio racconto parte da lì. Le Anime Viandanti, accompagnate da undici emozioni belle, varcano la porta dell’Alchimia e si abbracciano in un afflato eterno, che per me è Amore, emozione sovrana. Gli strumenti che consentono alle Anime di aprire la porta sono le chiavi e le farfalle, schizzate sulle illustrazioni della fiaba e sulle etichette dei nostri prodotti”. Il logo è particolare ha i segni caratteristici del luogo, che personalmente vedo comprese nella forma di un arco, con tanto di f, e, naturalmente, di anima, poiché tutti gli archi dal violino al contrabbasso hanno all’interno un cilindretto di legno d’abete detto “anima”, senza la quale gli strumenti non suonano, capace di incamerare e “rimettere” il suono di chi ha suonato quello strumento, facendolo rivivere anche dopo secoli. E’ quindi l’Alchimista di cuori un luogo in cui ritagliare una nuova terra d’amicizia e colloquio. Pure ci sollecita l’urgenza d’intrecciare, senza sosta, visibile e invisibile, per costruirci un veicolo, non so, magico di contatto che può essere quell’opera d’arte, un colore, un cocktail, il gin, o la parola e il sorriso di Michele, brasiliano e napoletano insieme, ovvero esponente di tutti i Sud del mondo. Una metafora della possibilità di uscire dal proprio orto e dal proprio destino; ma anche un viaggio come momento di introspezione, di ricerca delle proprie aspirazioni, di conquista del proprio posto nel mondo. “Oltre ai gin abbiamo realizzato – ha continuato Vincenza – una birra in collaborazione con il birrificio di Birra del Borgo, La Matta, altro personaggio della fiaba. Abbiamo un’etichetta di vini in collaborazione con Chiusa Grande. Abbiamo realizzato le nostre tisane, che rappresentano le undici emozioni belle e tanto altro è in produzione. Il comune obiettivo è raccontare la nostra storia attraverso i prodotti e fare crescere il brand. Siamo nella guida Blueblazer 2025 tra i migliori cocktail bar d’Italia e Michele ha ricevuto un’onorificenza civica dal Comune di Tagliacozzo, quale bartender pluripremiato”. Come il mare, che un tempo ha agevolato il passaggio della maggior parte delle culture, i processi di gusto e poetici proporranno un’economia affettiva, destinata a scardinare le configurazioni fisse di tempo, spazio e appartenenza, in una continua ricerca. Tradizioni antiche arriveranno filtrate da una sensibilità leggiadra. Ogni cosa sotto l’egida di una palese imprevedibilità, di un gusto assolutamente melodico, di due spiriti liberi, librerà sempre in bilico tra gli umori plurilinguisti, passando per l’improvvisazione e la contaminazione, nell’atanor de’ “L’alchimista di cuori”.




