Stasera alle ore 20,30 la scuola francese di Jean-Pierre Rampal e il suo flauto d’oro, nelle mani del suo pupillo Claudi sarà evocata sul belvedere di Villa Guariglia, il quale in duo con Eduard Sanchez e l’Orchestra Collegium Philarmonicum diretta da Gennaro Cappabianca, eseguirà musiche di Paisiello, Vivaldi, Mozart e Quantz
Continuano le serate di grande musica a Villa Guariglia, stasera, alle ore 20,30, con i flauti d’oro di Claudi Arimany, ed Eduard Sánchez con l’Orchestra Collegium Philarmonicum, diretta da Gennaro Cappabianca, nell’ambito della XXVIII edizione dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia, festival, promosso e sostenuto dalla Provincia di Salerno, organizzato dal CTA Salerno, con il patrocinio e il sostegno del Ministero della Cultura, del Comune di Vietri sul Mare, del Conservatorio “Giuseppe Martucci”, della Camera di Commercio di Salerno, di Coldiretti Salerno – Campagna Amica, della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana e delle ACLI Provinciali APS, per la direzione artistica è affidata ad Antonia Willburger. La serata principierà con l’Ouverture in re maggiore da Proserpine di Giovanni Paisiello, immaginiamo nella versione napoletana, con il Grave Maestoso iniziale e il geniale Allegro, più “scritto” rispetto agli standard di Paisiello, monotematico, presentato in dominante nella prima parte e in tonica nella seconda parte per poi guardare il modello haydniano. Si passerà, quindi alla trascrizione del “Concerto per due violini, archi e basso continuo in Do minore, RV 509” un’opera straordinaria e carica di emozioni di Antonio Vivaldi., una partitura che si distingue per la sua intensità drammatica e l’abilità compositiva simbolo del daimon del Prete Rosso. Strutturato nella tradizionale forma in tre movimenti, il concerto presenta dialoghi ricchi e complessi tra le due parti, caratterizzati da melodie intricate e contrappunti raffinati. La tonalità minore conferisce all’opera un carattere profondo e talvolta malinconico, accentuando il potere espressivo della musica. Il primo movimento si apre con uno scambio vigoroso e appassionato tra i due solisti, che mette in mostra le loro abilità virtuosistiche e il loro puro “gioco”. Il movimento lento centrale offre un momento lirico e tenero, in cui i flauti cantano con calore e sensibilità. Il movimento finale riprende un ritmo vivace ed energico, conducendo il concerto a una conclusione brillante esempio eccellente dell’approccio innovativo di Vivaldi al genere del concerto che bilancia brillantezza tecnica ed espressione emotiva profonda. Seguirà, quindi, il Concerto in do maggiore, RV 533, l’unico che Vivaldi compose per due flauti. La breve e leggera pagina, di non semplicissima tessitura, ma rappresentante in pieno la scrittura di Vivaldi, possiede i movimenti veloci che assumono una forma di ritornello, alternando passaggi solistici e tutti. Le due parti soliste sono trattate allo stesso modo sia virtuosistico che emozionale, con soli alternati nel movimento lento centrale. Quindi, l’orchestra eseguirà il Divertimento per archi n. 3 in fa maggiore, K1 138, composto da Wolfgang Amadeus Mozart, tra gennaio e marzo del 1772, testimone dell’influenza stilistica sia dei maestri italiani che di Michael Haydn, privilegiando un discorso melodico chiaro e scorrevole. Il primo Allegro si apre con un tema unìsono che richiama i modi dell’opera buffa, caratterizzato da freschezza e spontaneità nell’impianto armonico. Sono presenti due temi principali che si sviluppano e si intrecciano, creando una struttura musicale brillante e piacevole, con uno sviluppo che gioca tra le linee melodiche e le modulazioni. L’Andante si distingue per una frase cantabile affidata al primo violino, da cui si diramano le altre parti attraverso eleganti figurazioni. A un certo punto, il violoncello introduce il suo tema su un accompagnamento sincopato degli altri archi, creando un momento di grande espressività. Un ritorno, leggermente variato, alla seconda frase musicale con alcuni cambi armonici conferisce un gusto italiano riconoscibile e vivace. Il finale, un rondò allegro e spensierato, presenta un tema gaio che viene esposto attraverso un’imitazione tra viola e violoncello, ripetuto cinque volte secondo i moduli ad incastri tipici della scuola tedesca. Le ultime battute, di carattere fresco e gioioso, sottolineano la leggerezza e la vivacità dell’intera composizione. Finale con il più noto e amato dei Concerti per flauto di Joachim Quantz, il primo in Sol minore. La varietà delle idee musicali deve infatti obbedire alla necessità di muovere le emozioni dell’ascoltatore, che è il destinatario attivo di una “conversazione galante”, quasi una dama che riceva le dichiarazioni di affetto e di amore dell’innamorato. Al di là del giudizio sulla bellezza armonica delle idee, quasi non sembrerebbe che, alla pubblicazione della raccolta, Bach fosse morto da nove anni, e che in quello stesso 1759 morisse anche Haendel, ossia i due esponenti più importanti del Barocco strumentale e teatrale. Quantz vive in un mondo che guarda già all’Accademia dell’Arcadia, animato da imperturbabile grazia, nei tre movimenti Allegretto, Amorevole e Presto, passando da una scrittura altamente virtuosistica, vivace e brillante, al movimento centrale, momento di introspezione e bellezza melodica.